Il cervello innamorato: cosa succede nel cervello quando amiamo?

INDICE

Introduzione

Nel senso comune, nella letteratura e nella poesia, da millenni a questa parte, l’organo umano classicamente associato all’amore è il cuore, ma negli ultimi anni gli studi nel campo delle Neuroscienze hanno dimostrato che è nel cervello che avvengono importanti cambiamenti quando ci innamoriamo. Sebbene il cervello sia comunemente associato alla ragione e alla razionalità, le mani che sudano, l’euforia, le farfalle nello stomaco e tutte le altre sensazioni ed emozioni che proviamo quando ci innamoriamo sembrano derivare proprio dall’attivazione cerebrale legata a particolari ormoni e neurotrasmettitori come la dopamina e l’ossitocina. Le emozioni e i sentimenti come l’attaccamento, il legame di coppia e l’amore, sono infatti ad oggi oggetto di ricerca nel campo delle neuroscienze che, utilizzando strumenti di neuroimmagini come la RMF (Risonanza Magnetica Funzionale), cercano di comprendere quali aree cerebrali e quali processi neurobiologici si attivino in risposta all’amore. Secondo le conoscenze ottenute ad oggi circa la relazione tra amore e cervello, si potrebbe dire che l’amore attivi una sorta di meccanismo “ON-OFF” (accendi-spegni) nel cervello. Infatti, se da un lato la fase dell’innamoramento attiva determinati circuiti cerebrali, in particolare quelli della ricompensa e della motivazione, dall’altro diminuisce l’attività dei circuiti coinvolti nel giudizio critico e nelle emozioni negative, così come riduce anche lo stress mentale e fisico. Leggi l’articolo di F-Medical group Frosinone per saperne di più.
 

Il ruolo dei neurotrasmettitori nell’innamoramento  

Le aree del cervello che risultano maggiormente attivate nell’amore romantico contengono grandi concentrazioni di dopamina, un neurotrasmettitore che viene rilasciato dall’ipotalamo ed è associato con il desiderio, la ricompensa e gli stati euforici. Sarebbe questa attività la responsabile dell’intenso stato di euforia che caratterizza le prime fasi dell’innamoramento. Inoltre, i centri cerebrali del piacere attivati durante l’innamoramento sono gli stessi che si attivano in risposta all’assunzione di sostanze stupefacenti e che sono legati allo sviluppo delle dipendenze: l’attivazione di questi circuiti potrebbe spiegare il desiderio costante e crescente nei confronti del partner e l’assuefazione nei suoi confronti.

Un incremento della dopamina si accompagna poi a una diminuzione di un altro neuromodulatore, la serotonina, legato alla regolazione dell’appetito e dell’umore. Ciò spiegherebbe come mai in molti riferiscono di sentire una diminuzione dello stimolo della fame quando sono in preda ad una “cotta” per qualcuno. Inoltre, proprio a causa di una riduzione dei livelli di serotonina, se da un lato proviamo un’intensa euforia, dall’altro appare semplice cadere in preda all’ansia e alla tristezza in caso di segnali di rifiuto da parte del partner desiderato. La diminuzione di serotonina nel cervello nei primi stadi dell’amore sembrerebbe inoltre corrispondere a ciò che accade nei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo quando sperimentano pensieri ossessivi. Del resto, non si può negare che l’amore, soprattutto nelle sue prime fasi, diventi quasi un’ossessione, difatti il pensiero viene rivolto incessantemente verso un singolo individuo, colui o colei di cui ci stiamo innamorando, così come le azioni e i comportamenti sono diretti allo scopo di avvicinarsi al partner.  
 
Infine, l’innamoramento stimola la produzione di adrenalina che provoca le classiche sensazioni di batticuore, farfalle nello stomaco e aumento della sudorazione.
 

Perché l’amore è irrazionale  

La famosa frase “l’amore è cieco” sembrerebbe avere una comprovata dimostrazione della sua veridicità in ciò che accade nel cervello. Studi di neuroimmagini hanno infatti mostrato che, in risposta alla visione del volto del partner, vi sarebbe una diminuzione dell’attività delle aree della corteccia frontale deputate al giudizio critico. Ciò spiegherebbe perché l’amore è spesso irrazionale, non ci permette di prendere piena coscienza dei difetti dell’altro e ci spinge, soprattutto nelle prime fasi, ad ignorare eventuali comportamenti dell’altro che normalmente non avremmo apprezzato. I giudizi razionali sono dunque temporaneamente sospesi o non più applicati con lo stesso rigore durante la fase dell’innamoramento. Inoltre, in una persona innamorata si assiste anche a una riduzione dell’attività dell’amigdala, una regione del cervello nota per il suo ruolo nella rilevazione di stimoli minacciosi e nell’attivazione di paura e altre emozioni negative.

Dall’innamoramento alla relazione stabile: il ruolo di ossitocina e vasopressina

Superata la fase acuta dell’innamoramento, nel cervello aumenta la produzione di ossitocina e di vasopressina, ormoni che contribuiscono alla creazione e al mantenimento di una relazione stabile, stimolando sentimenti di tenerezza e calore e spingendo alla fedeltà nei confronti del partner. L’ossitocina, definita tra l’altro l’ormone dell’amore, svolge un ruolo fondamentale nel potenziare l’attaccamento della coppia e rinforza la memoria dei ricordi emotivi positivi contribuendo alla creazione di una identità di coppia. Infine, aumenta la produzione di endorfine che favoriscono il benessere e il rilassamento in un clima di stabilità e fiducia.
 

Amore e stress: un rapporto bidirezionale

Le interazioni sociali positive sono in grado di ridurre stress e ansia. Per questo motivo, gli individui tenderanno a ricercare intimità e vicinanza nell’interazione sociale per diminuire i livelli di stress. Tuttavia, l’amore stesso, soprattutto nelle fasi iniziali, può risultare stressante poiché richiede considerevoli energie, comporta modificazioni e attivazioni fisiologiche e mobilita risorse emotive e cognitive. Il fine ultimo sembrerebbe però giustificare questo notevole investimento iniziale: l’amore romantico, così come altre significative relazioni d’attaccamento, è in grado di abbassare i livelli di stress di un individuo nel lungo termine riducendo i livelli di cortisolo nel cervello. Alcuni scienziati hanno proposto che l’amore, come legame duraturo che va oltre la mera riproduzione sessuale ai fini della conservazione della specie, possa trovare una giustificazione dal punto di vista evolutivo proprio come meccanismo per attutire stress e isolamento sociale.
 

La componente erotica dell’amore  

Le fasi iniziali dell’amore romantico sono caratterizzate da una forte attrazione sessuale per il partner stimolata dalla produzione di testosterone negli uomini e di estrogeni nelle donne. Alcuni studi hanno mostrato che le aree cerebrali attivate durante l’attività sessuale sono adiacenti a quelle attivate in risposta all’amore romantico, mentre le regioni in cui l’attività cerebrale diminuisce sono le stesse. Questo potrebbe spiegare la componente erotica dell’amore, l’intenso legame tra amore romantico e attività sessuale. Inoltre, l’ossitocina, importante nella creazione del legame di attaccamento con il partner, viene rilasciata anche in seguito al raggiungimento del piacere sessuale.
 
RIFERIMENTI:
Zeki, S. (2007). The neurobiology of love. FEBS letters, 581(14), 2575-2579
Esch, T., & Stefano, G.B. (2005). The neurobiology of love. Neuroendocrinology Letters, 26(3), 175-192
 
Dott.ssa Fabiana D’Ambrosio

Psicologa formata in Neuroscienze Cognitive e Neuropsicologia

 
 

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